ITALIA: L’ANALISI POLITICA DI GIOVANNI TRANCHIDA

Italia Giovanni TronchidaLe recenti elezioni europee, sebbene da molte parti si sia detto il contrario, sono state soprattutto il primo banco di prova elettorale a livello nazionale per Matteo Renzi e, non potendo giudicare qualcosa prima che si sia compiuto, aspettavo questo momento per avere un riscontro alla mia ipotesi.  Non si può capire il presente senza tener conto del passato e alla luce di ciò inizio il mio ragionamento da un anno che considero lo spartiacque della nostra storia recente: il 1992.

Il 1992 è stato l’anno in cui tutto ha avuto inizio con la sottoscrizione formale ( era stato stipulato l’11 dicembre 1991 ) del trattato di Maastricht il 7 febbraio; appena 10 giorni prima dello scoppio di tangentopoli; un ciclone giudiziario il cui effetto è stato quello di azzerare una intera classe politica, corrotta quanto si vuole – e non differente dalla successiva per la verità -, ma comunque capace di esprimere opinioni diverse da quelle dei leader del momento. Che, tra l’altro, aveva avuto un sussulto di sovranità con la crisi di Sigonella e poteva ambire a giocare un ruolo nel rapporto tra occidente e medio oriente. Una simile compagine non sarebbe stata una solida base per un progetto a lungo termine, d’altra parte alcune esigenze erano già venute meno con la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’URSS e la Gladio non risultava più funzionale ai suoi obiettivi. Alle elezioni di aprile tutti i grandi partiti tradizionali sono in calo ad eccezione delle nuove formazioni con pretese moralizzatrici: la Lega al settentrione e la Rete al meridione; il nuovo parlamento,dopo un’estate tragica e con un’opinione pubblica confusa e disorientata, a fine ottobre ratifica il trattato europeo. Il dibattito dello stesso fa registrare il disinteresse dei  deputati, come se la cosa fosse già decisa altrove, e, come spiegato dal presidente della Camera Napolitano,il trattato andava approvato cosi com’era (clicca per leggere). Nei mesi a seguire l’evolversi delle inchieste giudiziarie da un lato e  “stagione delle bombe” (rispolverata per l’occasione ) trasformano radicalmente l’atteggiamento del popolo nei confronti della vecchia classe dirigente; la repulsione verso un sistema generalizzato di corruzione e la domanda di maggiore sicurezza spianano la strada alla famosa discesa in campo.

All’opinione pubblica viene offerto un personaggio positivo, di successo e in grado di far leva sul più duro a morire dei sentimenti umani: la speranza. Il grande ipnotizzatore non fa fatica a penetrare nelle menti della gente con il suo modo di fare affabulatorio, istrionico e soprattutto con tutta la potenza mediatica di cui dispone. Come per incanto tutti gli eventi del biennio 92-93 sembrano appartenere al passato e, tra una privatizzazione e l’altra non si fa altro che parlare sempre e solo di Berlusconi. E, senza che nessuna forza politica ponesse in evidenza il fatto che lo Stato stava svendendo le industrie che l’avevano trasformato dalle macerie della II guerra mondiale nella 5^ potenza al mondo, la retorica europeista si insediava nelle menti della popolazione. Il progetto a lungo termine viene però portato avanti, in tutto questo tempo lo Stato cede i suoi asset strategici realizzando 127 miliardi di euro a fronte di un debito pubblico lievitato fino a superare gli attuali 2100 miliardi di euro. Il processo delle privatizzazioni fu inizializzato dall’allora direttore del ministero del tesoro Mario Draghi e un’altra curiosa coincidenza, se cosi la vogliamo chiamare, è rappresentata dal fatto che Italia e Spagna privatizzarono di tutto di più, mentre Francia e Germania  adottarono il cammino opposto (clicca per leggere). Il personaggio Berlusconi, in tutte le sue declinazioni e sfumature, con la complicità di tutte le forze politiche, concentra su di sé l’intero dibattito nazionale e, come un prestigiatore, distrae l’attenzione dal colossale inganno che si stava realizzando. Venti anni di berlusconismo lasciano il segno su di una popolazione non solo sempre più disinnamorata della politica, ma adesso anche incapace di andare oltre ciò che le viene fornito sotto il naso. La sinistra dal canto suo in questo lungo periodo mette definitivamente da parte le politiche progressiste sotto la copertura dello spauracchio comunista agitato ad arte dall’illusionista brianzolo e, voilà, il paradigma sociale è stato stravolto. Il ricambio generazionale ha visto la generazione delle proteste studentesche degli anni ’70 raggiungere l’età in cui si mettono da parte battaglie e buoni propositi e la nuova crescere, manipolata dalle armi di distrazione di massa, interrogandosi su falsi problemi forniti all’uopo, incapace però di cogliere la sostanziale uguaglianza nei fatti delle azioni politiche dei partiti.

Dopo tanti anni il personaggio Berlusconi, anche a causa delle sue intemperanze, perde di attrattiva verso le masse, proprio nel momento in cui il grande progetto richiedeva lo sforzo finale. L’astensionismo al voto stava raggiungendo la soglia del 50% e se una forza politica avesse additato al popolo la nudità del re europeo avrebbe sbriciolato il fragile castello di carte dell’unione.  Occorreva ancora una volta distrarre l’attenzione dalle manovre neoliberiste in corso indirizzandola su questioni si di interesse pubblico, ma irrilevanti sul futuro del paese. Così il malcontento generale viene dirottato ancora una volta verso la classe politica catalizzando quelle energie positive risvegliatesi nel paese e distraendole dalle vere cause della situazione italiana. Bisogna inoltre preparare il terreno per favorire l’avvento del nuovo personaggio in grado di ipnotizzare le masse incarnando in sé una nuova speranza. Sono anche gli anni in cui il giovane presidente della provincia di Firenze Matteo Renzi , a seguito di una serie di viaggi negli USA, intreccia una fitta rete di rapporti non tanto con l’ala progressista del partito democratico, quanto con gli ambienti più reazionari della destra repubblicana (clicca per leggere).

Spunta sulla scena Grillo con il suo V Day del settembre 2007 e l’operazione “ Parlamento Pulito “ dopo le prove tecniche effettuate sul suo blog già da un paio d’anni.  Dopo la firma del trattato di Lisbona nel dicembre 2007 serviva un nuovo golem da abbattere ; con la caduta del governo Prodi le nuove elezioni portano Berlusconi al governo nella primavera del 2008. Da notare come Veltroni abbia condotto un campagna elettorale al ribasso, sfidando l’ex cavaliere al suo stesso gioco delle promesse senza fornire una alternativa credibile al suo programma. Poche settimane dopo, a cavallo tra il mese di giugno e luglio, scoppia il primo scandalo sessuale del presidente del consiglio e, nell’indifferenza pressoché generale,il parlamento ratifica all’unanimità il trattato di Lisbona (clicca per leggere) . Dopo gli esperimenti con le liste civiche i tempi sono maturi e nel settembre del 2009 viene fondato ufficialmente il M5S. Movimento che fa della lotta alla casta e agli sprechi la sua ragion d’essere e assume posizioni ambigue riguardo all’euro e all’Europa in modo da suscitare quanto più interesse possibile; tuttavia conduce le nuove forze positive verso lidi più sicuri per la tecnocrazia europea. Le cui nuove richieste non trovano nel drago di Arcore un efficace realizzatore e nel 2011 avviene il cambio al vertice del governo con il debutto di Monti alla guida del paese per mettere in atto quelle misure di cui nessuna forza politica avrebbe potuto assumerne la paternità: votare il pareggio di bilancio e tutte le altre norme economicide con una maggioranza tale da evitare il referendum popolare.

Si arriva cosi alle elezioni politiche del 2013 e il M5S sbarca in Parlamento palesando molte delle contraddizioni di cui vive. Al di la del linguaggio usato da Grillo, attagliato al personaggio anticasta che incarna, bisogna considerare alcuni  fatti le cui conseguenze sono inequivocabili. Se Grillo avesse accettato di formare un governo con Bersani avrebbe potuto far nascere un fronte unito progressista e dettare l’agenda di governo da posizioni di forza, costringendo il PD e deviare sulla sua linea pena la caduta dell’esecutivo con conseguenti elezioni in cui il M5S avrebbe potuto vincere a man bassa sbaragliando tutti i vecchi partiti. Invece la sua ostinazione nel non accettare alcune alleanza ha permesso che la comune azione dei due maggiori partiti potesse continuare alla luce del sole rappresentando la casta che dice di combattere e rafforzando il suo personaggio. Un’altra grossa contraddizione del comico ligure sta nel fatto di sbandierare ai 4 venti il non statuto del movimento e nascondere l’esistenza dello statuto, necessario al deposito del marchio, che stabilisce la carica di Grillo quale presidente, rappresentante politico, legale e gestore dei fondi. L’art.3 dello statuto prevede inoltre che il M5S condivida e faccia propri gli obiettivi politici programmatici espressi sul blog di Grillo, la cui titolarità e gestione spettano solo al comico ligure. In effetti quando dice di non essere democratico non mente. Oppure più semplicemente per garantire che una corrente di pensiero difforme dagli scopi occulti non assuma la guida del movimento. In tale ottica si giustifica la decisione del comico di non presentare lo statuto ai presidenti di Camera e Senato per l’accredito dei famosi  42 milioni di euro di rimborso elettorale; somma che, data l’irrilevanza rapportata al debito italiano, poteva essere impiegata per  fondare un giornale piuttosto che un tv e migliorare l’offerta informativa da lui tanto vituperata. Tuttavia è innegabile che tale operazione agli occhi di un popolo ormai distratto e disabituato a vedere oltre è servita a rafforzare l’immagine anti casta che il M5S da di sé. (clicca per leggere)

Tra la tesi e l’antitesi si afferma la sintesi. I tempi sono maturi e Matteo Renzi si impone prepotentemente alla ribalta nazionale assumendo prima la guida del PD e poi dell’esecutivo con le modalità che tutti sappiamo. I pochi mesi dalla presa del potere alla tornata elettorale per il rinnovo del parlamento europeo sono sufficienti al neo premier per dare di sé un’immagine positiva, dinamica, giovane e soprattutto vincente. L’opinione pubblica ha colto in lui la sintesi tra capacità politiche e lotta agli sprechi, da sempre considerati l’unica causa dei mali dell’Italia. La campagna elettorale per le elezioni europee vede quindi il rottamatore consolidare un modello comunicativo già affermato (clicca per leggere) e il M5S, omettendo accuratamente di trattare temi fondamentali o facendolo in maniera confusa e sterile, commettere errori macroscopici, soprattutto per un partito basato esclusivamente sulla comunicazione (clicca per leggere) . Certe espressioni – essere oltre Hitler, vivisezionare Dudù, lupara bianca, etc. –  , troppo crude per non essere volute, non fanno altro che allontanare dal M5S i voti di tutti quelli non ancora pienamente convinti da Renzi, ma che di certo non votano per un centro destra non ancora del tutto de-berlusconizzato.  Et voilà, mr 40% ringrazia e i neonazisti finanziari tirano un sospiro di sollievo.Abbiamo assistito all’evoluzione della strategia della tensione?

Giovanni Tranchida

Fonte: http://www.ilmoralista.it/

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