LA FEDE AI TEMPI DEL COLERA

 

papa francesco

La Fede, almeno di nome, la conosciamo tutti, il tempo del colera, e mi perdoni G. G. Marquez per il plagio, è riferito ai giorni nostri, giorni di crisi, di povertà incipiente, anzi di carestia imminente per molti, per troppi, provocata non da una penuria di beni ma da una moderna pestilenza.

 

Se la fede fosse un sentimento ancora forte e diffuso le Chiese oggi traboccherebbero di fedeli intenti ad invocare il Signore perché faccia cessare il flagello che ci tormenta. Ma nulla di tutto ciò accade e le folle, se si radunano, lo fanno sotto i palazzi istituzionali i cui inquilini invero, nulla possono per alleviare le loro sofferenze, giacche queste provengono da più lontano e da menti ben più raffinate a cui essi si sono ormai da alcuni decenni venduti.

 

L’uomo, in realtà, nel corso di secoli è quasi sempre stato sottomesso a una minoranza di eletti che in virtù di nascita, di soprusi o di spada, li hanno governati quale schiavi, sudditi o massa operaia. Solo gli strumenti della dominazione, nel tempo, sono cambiati. Quelli nuovi, i più moderni, ci hanno privato anche della consolazione di credere nel riscatto ultraterreno, quello promesso in ogni epoca dai Preti, dopo la morte, quando gli ultimi, non si sa bene perché solo allora, sarebbero diventati i primi. La Fede, ovvero l’avere fiducia e quindi il nutrire speranza, di per se è sufficiente, se abbastanza sentita, a sopportare qualunque angheria e sofferenza, anche se protratta per una vita intera, tanto poi quella eterna compenserà ampiamente.
Io di Fede non ne ho mai avuta abbastanza ma paura di non esserci più quella si, unita al rammarico di non disporre di alcuno strumento di consolazione dell’anima osservando il trascorrere degli anni.
Semmai l’avessi avuta la fede mai mi sarei potuto trattenere dal donarmi anima e corpo al mio prossimo, soccorrendo, aiutando chi soffre e facendo il bene sopra ogni cosa.
Ma tale pratica, anche tra chi è convinto di avercela la fede, viene esercitata solo parzialmente, tranne rare eccezioni tra i Santi, mentre l’essere umano in generale rimane invece avvezzo a ben altre pulsioni delle quali è massimamente esperto.
Tant’è che chi abbraccia la fede solitamente lo fa disegnandola a sua misura in modo che lasci spazio a quanto di terreno meglio solletica e compiace il suo animo: la casa, bella o bellissima se si può, il vestito piuttosto che la vacanza o il gioiellino.
Se poi questa misura deve contenere anche orpelli intangibili quali il successo, la visibilità all’interno del proprio mondo, piccolo o grande che sia, il diventare qualcuno, capite bene che di spazio per la Fede ne resta sempre meno.
Una serie di vicende storiche, dipanatesi dall’illuminismo alla fine del secolo scorso, conseguenti a idee e azioni di menti geniali, ispirate sicuramente da una qualche divinità, ci aveva consentito, per una manciata di anni, di abbandonare progressivamente la nostra normale condizione di schiavi e edificare dei sorprendenti sistemi sociali, chiamati Stati Democratici. Oggi che queste conquiste ci vengono brutalmente strappate via e ci vediamo spinti nuovamente nel buio del medioevo sociale, viene a mancarci perfino la consolazione della Fede.
La Chiesa, accorto gestore del potere nei secoli e avendone perso in abbondanza in questi anni, ha reagito per prima e preso le dovute contromisure, tentando di spingere il mondo in una direzione nuova.
Quando Papa Ratzinger, con eccezionale scelta di tempo, decideva di passare alla storia per le sue dimissioni dal soglio Pontifico, gli studiosi di Economia, per primi, avrebbero potuto indovinare che il prossimo Papa sarebbe arrivato dall’America Latina, un Brasiliano o un Argentino.
Un economista accorto e competente, che non guardasse solo al pollaio di casa propria, avrebbe dovuto sapere che in quei luoghi stava crescendo l’embrione di una nuova Umanità, finalmente contrapposta al modello belligerante, cinico, elitario che ha imperversato nei secoli fino ai giorni nostri.
Bergoglio è argentino e quale che siano i suoi rapporti con la ‘Presidenta‘ Kirchner, ne ricalca autorevolmente gli ideali e porta alto il vessillo di quella Nazione e di quella regione del mondo che per prima si sta ribellando al giogo economico che ha sostituito il dominio coloniale di stampo militare con quello ben più aspro e iniquo di matrice economica e finanziaria. In questi paesi si sperimenta la lotta ad armi pari con il mostro multicefalo le cui taste rispondono ai nomi di FMI, WTO e Banca Mondiale, una lotta di Nazioni tornate sovrane che utilizzano, questa volta in maniera consapevole, l’immane potere conferitogli dalle leggi e dal sostegno del popolo per gestire l’economia impugnando l’arma della Moneta sovrana e la politica di spesa a deficit per creare sviluppo, lavoro e piena occupazione.
Se fosse vivo, John Maynard Keynes oggi vivrebbe in America Latina.
In questo contesto, più ancora delle sue parole, a mio parere, conta il fatto che Papa Bergoglio sia argentino e che la Chiesa con la sua elezione ha tracciato un nuovo solco lungo cui la Fede dovrà essere seminata. La Nuova Evangelizzazione, al contrario di quella vecchia, che si poneva come la consolazione e il rifugio per le masse degli ultimi, passa invece attraverso la ricerca della vittoria sulla povertà, il soddisfacimento pieno dei bisogni primari dell’uomo grazie all’azione di uno Stato forte e padrone degli strumenti economici con l’obiettivo di garantire prima di ogni cosa Lavoro, Casa e Salute ai cittadini. La Fede non dovrà trovare più il suo fondamento nella paura e nell’ignoranza ma nella consapevolezza che l’Uomo, liberato dalla schiavitù del bisogno è fondamentalmente buono, trova piacere nel fare del bene e vivere in pace abbracciando con rinnovata gioia i precetti cristiani che sono innati alla sua natura.
A suggello di queste mie riflessioni voglio citare alcuni imperativi contenuti nell’Esortazione Apostolica  “Evagelii Gaudium” di Papa Francesco (Cap. II Par I da 53 a 60) e che sottolineano l’enorme spinta rivoluzionaria promossa dalla Chiesa moderna:
No a un’economia dell’esclusione
Oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questa è esclusione.
La cultura del benessere ci anestetizza e perdiamo la calma se il mercato offre qualcosa che non abbiamo ancora comprato, mentre tutte queste vite stroncate per mancanza di possibilità ci sembrano un mero spettacolo che non ci turba in alcun modo.[…]
No alla nuova idolatria del denaro
La crisi mondiale che investe la finanza e l’economia manifesta i propri squilibri e [..] riduce l’essere umano ad uno solo dei suoi bisogni: il consumo.

 

Mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere di questa minoranza felice. Tale squilibrio procede da ideologie che difendono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria. Perciò negano il diritto di controllo degli Stati, incaricati di vigilare per la tutela del bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone, in modo unilaterale e implacabile, le sue leggi e le sue regole. Inoltre, il debito e i suoi interessi allontanano i Paesi dalle possibilità praticabili della loro economia e i cittadini dal loro reale potere d’acquisto.

 

 No a un denaro che governa invece di servire

 

Dio è incontrollabile, non manipolabile, persino pericoloso, in quanto chiama l’essere umano alla sua piena realizzazione e all’indipendenza da qualunque tipo di schiavitù.

 

 […]Il denaro deve servire e non governare!

 

 A voi lascio di riflettere su queste parole.
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