Un Attimo in Più

La Sala Rossini del Grand Hotel Vesuvio a Napoli risuonava di applausi al termine del discorso di Jeff Mascano, uno dei dieci uomini più ricchi del mondo. Il cognome tradiva le sue origini italiane e partenopee in particolare. I genitori, poverissimi, erano emigrati negli Stati Uniti quando Jeff aveva solo tre anni.

La sua presenza a Napoli aveva attirato giornalisti, personaggi del mondo della finanza, dell’imprenditoria  e della politica. Solo dopo mezzanotte Mascano poté rifugiarsi nella sua suite dove prese a radersi la lunga barba, il tratto distintivo della sua immagine pubblica. Fissò lo sconosciuto allo specchio ma constatò che il camuffamento non riusciva a nascondere il velo di inquietudine che sempre lo specchio gli restituiva. Sgattaiolò fuori furtivo, il golfo di Napoli e via Caracciolo si aprirono davanti a lui turbandolo, consapevole seppure immemore delle sue umili e superbe origini. Più tardi il navigatore  lo fece approdare in un viale dove, sotto i lampioni o al chiarore di piccoli fuochi improvvisati, alcune donne offrivano l’unico bene di cui evidentemente disponevano. Mascano iniziò a percorrere la via ebbro del suo anonimato finché  una ragazza, i fianchi fasciati da microscopici short bianchi, la pelle scura attirò la sua attenzione.

  • T’ piace a negra o ti vuò fa’ nà bella bionda appassionata?

A parlare una donna dai capelli biondo platino sopraggiunta alle sue spalle.
L’uomo assaporò il dialetto dei suoi genitori imparato da bambino.

La ragazza mora nel frattempo si era girata mostrandosi in tutta la sua bellezza. Era giovanissima con un viso dolcissimo, occhi grandi e profondi. Le labbra carnose, accentuate dal cremisi del rossetto, le davano un’aria sfrontata e innocente al tempo stesso e Mascano restò imbambolato a guardarla.

  • Mi piace ragazza nera, please!

Disse alla bionda per liberarsene.

  • Chi T’è muort’, American’ ‘e mmerda!

Finse di non capire e si avvicinò alla ragazza bruna

  • Vi piaccio? Io costo caro! Sennò vi pigliate a Deborah, chilla cessa tinta!

La ragazza aveva colto l’interesse dell’uomo nei suoi confronti e tentava di massimizzare il potenziale profitto.

L’uomo cacciò dalla tasca un rotolo di banconote esagerato, prese tre fogli da cento euro e li diede alla ragazza.

  • Azz’ stai carico assai! che vuoi fare?
  • Solo parlare un poco.
  • E jà, parlamm’!
  • Quale essere tuo nome?
  • Francis!
  • No napoletana?
  • Io song e Napoli, ma i miei genitori erano marocchini
  • I tuoi genitori morti?
  • Secondo te si non era accussì io stavo a fa’ à zoccola?

Jeff sovrappensiero, non si accorse dell’uomo alle  sue spalle che lo colpì ripetutamente, prese i soldi e lo zainetto i cui custodiva il computer portatile.

  • Francis, tu non hai visto niente, ‘e capit’?
  • Agg’ capit’ Ciro, ma mo’ vatten’

L’uomo a terra ci mise quasi un quarto d’ora per iniziare a riprendersi. Francis gli era rimasta accanto tamponando con un fazzoletto il sangue che fuoriusciva da naso e bocca. Era stata pagata per le sue prestazioni, qualunque esse fossero.
Più tardi i colpi battuti sulla saracinesca del Panificio “Da Lellino” innescarono una voce dall’interno

  • Chi batte stanotte?
  • Pino, so’ Francis! Tengo bisogno d’aiuto!

Pino aveva un debole per quella ragazzina costretta a quel mestiere e renitente a ogni tentativo di redenzione. Da ragazzina i suoi genitori la mandavano nell’unico panificio disposto a fargli ancora credito il suo. Poi, troppo sconvolto e preso da altri problemi, non aveva percepito il dramma di lei rimasta da sola a occuparsi di due fratellini più piccoli e malandati. Quando Pino se ne avvide ormai era troppo tardi e le loro strade ormai troppo lontane.

  • Scusami Pino, stù signore è stato aggredito mentre stava con me’
  • È un cliente?

Si lasciò scappare incautamente, suscitando la reazione stizzita della ragazza!

  • Ho sapev’, agg’ sbagliat’! Non lo dovevo portare qua’! Lascia stare mo’ ce ne andiamo.
    Pino fu più svelto, l’afferrò per un braccio fermandola.

Nel panificio Pino curò Jeff Mascano con una certa competenza, frutto degli anni in cui pestare o essere pestati erano circostanze all’ordine del giorno. Solo dopo Jeff seppe cosa fare:

  • Io devo arritrovare mio zaino urgente! Se Voi aiutare me io dare a voi grande ricompensa?

Pino rifletté poi si alzò e spinse l’uomo

  • Tu mo’ vieni con me e pure tu Francis! Ciro ti deve vedere con me! Solo accussì starai sicura.

La ricompensa offerta era solo il pretesto ma il vero obiettivo era la ragazza, l’occasione per redimerla e allontanarla finalmente dalla strada.

.

Imboccarono via Torino e dopo un po’ Pino si fermò davanti a una porta e ci batté sopra un colpo secco

  • Lazzaro, apri, sò Pino ‘o Lupo!

La porta si aprì

  • Chi essere Lazzaro, lui picchiato me?
  • Peppino? Ma quando mai?

Suo nome non essere Lazzaro?

  • Peppino è un tossico è andato in overdose due volte ed è  sopravvissuto e da allora tutti lo chiamano Lazzaro.
  • Ho capito e perché tuo ragazzo essere Lupo?
  • Non è il mio ragazzo e lui fa’ paura a tutti.
  • Perché, sembra bravo ragazzo?
  • Pino era il peggio delinquente del quartiere, un camorrista fatto e finito e tutti lo rispettavano. Poi ha cambiato vita e s’è aperto il panificio.
  • Perché Lui cambiato?
  • Una sera gli hanno sparato ma invece di colpire a lui hanno ucciso a Lellino, il fratello più piccolo Da allora ha sperato che la fatica e le nottate passate in bianco gli facevano dimenticare a Lellino.

Quando Pino tornò disse

  • Ora dobbiamo andare da ‘o “Pupar’!

Si avviarono lungo via Annunziata fino a incrociare via Forcella. Pino camminava avanti svelto mentre Jeff e Francis, per via dei tacchi alti di lei, procedevano più lentamente.

  • Chi essere il “Puparo”?

Chiese Jeff disorientato.

  • ‘O Pupar’ praticamente è un telefono vivente. Se vuoi fare un’ambasciata a qualcuno e vuoi essere sicuro che nessuno lo viene a sapere, vai da lui
  • Non capisco
  • Tutto si può intercettare ma Don Carmine no! Tu lasci un messaggio e lui lo dà solo alla persona e a nessun altro.
  • Ma c’è sempre il messaggio.
  • Don Carmine non scrive niente, tiene tutto a memoria, è infallibile.
  • Perché Puparo allora?
  • Lui costruisce i pupazzi del Presepe. A San Gregorio Armeno lo conoscono tutti. I suoi sono i più belli di tutta Napoli.
    In Via Colletta Pino bussò alla porta di un basso e una voce dall’interno risuonò chiara:
  • Trasite a porta è aperta!

Dietro un tavolo, seduto e illuminato solo da una lampadina, si stagliava un vecchio arnese, grassoccio e con una folta barba bianca, un minuscolo paio di occhialini tondi schiacciati su un naso grosso e bitorzoluto. Il tavolo era ingombro di pupazzi ancora da finire.
Su una vecchia madia di legno scuro, appoggiata alla parete di fondo, stavano allineati una quarantina di pupazzi divisi per genere, maschi e femmine e per professione, Pastori, Re Magi, Artigiani, Contadini.  Separati dagli altri, sicuramente in segno di rispetto, una decina tra San Giuseppe, Madonne e Bambinelli. Nell’aria l’odore di vernice si mischiava a quello del legno e del sigaro, ancora fumante sul tavolo da lavoro In pratica si respirava a fatica.

  • Don Carmine, tengo bisogno di un consiglio, devo trovare a Ciro o pazz’ stanotte stesso
  • Chi è stù cristiano col sangue in faccia
  • Il sangue è opera di Ciro e se’ pigliato una cosa che non doveva toccare.
  • Vabbuò agg’ capito. Stamm a sentì, Arriva fino a Corso Umberto, al due, parli, a nome mio, co na’ femmina, Luisa Ranieri della videosorveglianza,.

  • Ho capito Don Carmine grazie assai!

Uscirono da quel buco maleodorante e si rimisero in cammino fino a incrociare l’ampio Corso Umberto. Pino si accostò a un portone e premette il tasto di un citofono. Da una finestra una donna si sporse fuori.

  • Donna Luisa ci manda Don Carmine ‘o Pupar’
  • Che ve serve?
  • Devo trovare subito a Ciro ò pazz’
  • Mo’ vedo che si può fa’!

Mettendo le mani a cono intorno alla bocca gridò verso il fondo della via una serie di parole

incomprensibili in un codice e una lingua sconosciute. Altre grida, altrettanto incomprensibili, le fecero eco. Il sistema di videosorveglianza con l’elettronica non c’entrava affatto ma funzionava perfettamente. Poi la donna fece loro segno di avvicinarsi.

  • L’autobus che cercate passa alle sette precise a Piazza della Borsa, sotto al monumento.
  • Grazie assai donna Luisa.

Il terzetto si mise nuovamente in marcia fino ad arrivare in prossimità della statua di Vittorio Emanuele II. Pino si appoggiò alla statua di Partenope mentre  Francis e Jeff si accostarono ad un’edicola lì vicino. All’improvviso un giovane dai capelli biondi tagliati a spazzola, magro e con gli occhi di un azzurro brillante, spuntò da dietro l’edicola e afferrò Francis per i capelli.

  • Ti avevo detto di farti i cazzi tuoi, negra ‘e merda!

Pino si mosse veloce

  • Lasciala, sò io che ti cerco
  • Pino o lupo e tu che c’è trasi?

Devo recuperare una cosa che non dovevi toccare!

Quella è zona mia e mi piglio quello che cazzo mi pare.

I soldi te li puoi tenere ma il computer me lo devi dare.

  • Tutto tiene un prezzo!

Jeff stava per intervenire, ma Pino lo zittì brusco.

  • Ciro ti sto facendo un favore, stù strunz che hai battuto è un americano ma fatica po’ Sistema, vedi di muoverti.

Aspetta qua,  mo’ vengo!

  • Potevo dargli soldi, non essere problema per me.

Osservò Jeff che non comprendeva il motivo di quella mossa.

  • Se Ciro capiva che poteva avere quello che voleva tu il computer non lo vedevi né ora né mai. Solo la paura di avere fatto uno sgarro al  Sistema lo poteva convincere.

Riavuto il computer Pino si appartò con Ciro per quello che era il vero motivo per cui si era preso tanto disturbo.

  • Ciro, in tutta sta storia Francis non c’entra, è capit’? Lei è cosa mia e se uno di questi giorni gli succede qualche cosa, per me il responsabile sì tu!
  • Ho capito, Cirù, appost’ accussì!

Erano le nove e il sole era già caldo quando giunsero nei pressi dell’Hotel Vesuvio.

Io adesso dare a voi grande ricompensa

Jeff, quello che mi potevi dare me l’hai già dato, guarda!

Disse Pino mostrando la mano di Francis saldamente stretta alla sua. Le vicende di quella notte avevano dissolto la barriera eretta in quegli anni tra i due. Francis aveva capito quanto Pino ci tenesse a lei e che nonostante tutto avrebbe fatto di tutto per averla vicino.

Jeff li salutò calorosamente mentre rientrava in albergo.

  • Hai capito con chi abbiamo passato ‘a nuttata?

Chiese Pino indicando il manifesto della conferenza del giorno prima di Jeff  Mascano.

  • Si è tagliato la barba ma è lui è Jeff Mascano!
  • Azz’, ma quello è l’uomo più ricco del mondo!
  • Mo’ che l’hai conosciuto che te ne pare?
  • Ma che ne so, che ne possiamo capì noi!
  • E mo’ to’ spieg’ io! Jeff sta squieto, tiene tanti soldi ma quelli attirano solo le iene! Lo sai che sono i soldi piccerè? ‘E pagliacciate dei vivi.
  • Non ti capisco Pino

!

  • Fai conto che Jeff sta’ su un’isola deserta con tutti i soldi suoi. Se non tiene da mangiare che fa’? Si magna i soldi? Su quell’isola nà noce ‘e cocco o nu pesce vale più di tutti i soldi suoi! I soldi misurano il valore ma da soli non valgono niente! Capisci perché Jeff, ricco sfondato com’è, sta cosi squieto che se ne va in giro per Napoli di notte in cerca di avventure.
  • E dai, fammi capì!

Piccerè, quando le ossa si fanno pesanti t’accorgi che a livella, quella di Totò è là che aspetta. Jeff sé accuort che i soldi non bastano perché un attimo, solo un attimo in più ngoppa a sta terra non tiene prezzo

  • Perciò sta’ squieto?
  • Sicuro e ha capito pure quello che s’è perso per colpa dei soldi.
  • Che sé perso?

Quello ca’  tenimm’ noi due piccerè non si può accattà. Jeff, in fondo in fondo, nonostante i soldi che tiene è solo nu Povero Cristo, squieto e solo.

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